NUORO. Oltre quattromila firme raccolte «per la richiesta di spazi pubblici di incontro e gioco per bambini e ragazzi». Un'associazione fondata («La città dei bambini»). E una battaglia da vincere: «risolvere il paradosso di una città circondata dalla natura e nella quale il verde è però completamente assente». Parol di Elena Moreddu, giovane nuorese con laurea in antropologia e specializzazione a Londra. Che guida «la rivolta delle mamme». «Viviamo in una città dove non esistono isole pedonali o piste ciclabili, dove i pochi spazi verdi sono sporchi e abbandonati e ai bambini non offre alcuna zona di gioco adeguatamente attrezzata, pulita e protetta» spiega Elena Moreddu. Qualche anno fa Legambiente, nel suo rapporto annuale sull'Ecosistema urbano della città italiane dove Nuoro occupa stabilmente gli ultimi posti in classifica, scrisse che «Il capoluogo barbaricino rappresenta degnamente l'insostenibilità urbana». Ma i bambini e i genitori nuoresi non hanno bisogno di Legambiente per prendere atto di questo paradosso: la città è circondata dalla natura e basa la sua promozione turistica sull'ambiente, aspira a diventare la Porta del parco del Gennargentu e ha inventato un assessorato alla "Qualità urbana" ma, continua Elena, «a Nuoro non esistono punti d'incontro per genitori, bambini, adolescenti, anziani e disabili. Tutte persone che non sanno dove andare a passeggiare o sedersi all'aria aperta,
dover poter giocare in serenità su strutture adatte ai bambini senza aver paura delle auto, dei vetri rotti o degli escrementi dei cani». Elena non si è limitata a lamentarsi e con un gruppetto di giovani genitori ha fondato il comitato "La città dei bambini". «Il nome è quello dato al progetto internazionale del Centro nazionale delle ricerche (il sito è www.lacittadeibambini.org ndr), applicato per la prima volta a Fano, nelle Marche, e in Sardegna dalle amministrazioni di Tortolì e Quartu. è un progetto - spiega - che nasce con lo scopo di creare una città a misura dei più piccoli, con la consapevolezza che investire nei bambini non rappresenta un costo, ma un investimento. Una città adatta ai bambini è più adatta per tutti». Con lo slogan NU-Generation, Elena ha anche organizzato una raccolta di firme e ha coinvolto molte scuole cittadine, dagli asili alle medie superiori. In circa due mesi il comitato ha raccolto oltre 4.200 firme. A questo punto Elena ha scritto al sindaco e agli assessori: «All'amministrazione chiediamo uno spazio concreto per i bambini e si può iniziare con un piccolo passo, un'area protetta, pulita e verde. Perché a Nuoro manca il verde urbano e quei pochi spazi che esistono sono poco fruibili. Una piccola eccezione è il parco della casa di cura per anziani di via Trieste, sicura, pulita e vietata ai cani, anche se mancano i giochi per i bambini. E poi c'è il parco di Sant'Onofrio che però è poco accessibile ai passeggini, frequentato da cani randagi, in stato di abbandono, non adeguatamente sorvegliato, senza protezioni per i bambini, considerato che è a ridosso di alcune scarpate. Le uniche aree verdi ben tenute si trovano all'ospedale Zonchello e
nelle rotonde, affidate all'iniziativa privata». L'incontro con il primo cittadino c'è stato lo scorso 12 dicembre: «Al sindaco ho detto che la città deve essere ricolonizzata dai bambini e ho consegnato 4.207 firme di genitori e ragazzi. Il sindaco ha preso atto della necessità di un cambiamento e ha detto che i giochi verrebbero distrutti perché ci sono troppi atti di vandalismo. Ne fa un problema economico e culturale: è molto difficile e ci vuole molto tempo. Gli ho chiesto di poter iniziare con un primo passo concreto verso un importante cambiamento e ha risposto che si può fare, sempre che non costi. Si potrebbe iniziare per esempio col liberare il centro storico dalle auto». LA NUOVA SARDEGNA 1 febbraio 2011